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Jojo Rabbit
(di Taika Waititi)

Jojo rabbit e il suo Hitler immaginario: il film ispirato al libro “Il cielo in gabbia”
di Redazione Il Libraio
Questo articolo è apparso sul sito Il Libraio il 20 Dicembre 2019

Il 16 gennaio è atteso nelle sale italiane "Jojo Rabbit", ispirato a "Il cielo in gabbia", libro di Christine Leunens. Il film segue le vicende di un protagonista bambino nell'epoca nazista, che come amico immaginario ha scelto Hitler. Un racconto sulla fertilita? delle bugie e sul fragile confine che separa la volonta? di possesso e l'amore

Ispirato al libro di Christine Leunens, Il cielo in gabbia pubblicato a dicembre in Italia da SEM con la traduzione di Maurizia Balmelli, Jojo Rabbit è un racconto satirico su una delle epoche più buie della Storia: quella dell’avanzata del nazismo. È una storia irriverente sul regime autoritario, ma anche quella di un primo amore che si tramuta velocemente in ossessione. Nel film, a differenza del libro, troviamo un protagonista bambino che ha come amico immaginario una versione tragicomica di Hitler, interpretato dallo stesso regista.

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Il grosso pericolo del mentire non è che le menzogne non corrispondono al vero, e quindi sono irreali, ma che diventano reali nella mente altrui.

Leunens racconta l’inesauribile fertilità della bugia attraverso i suoi protagonisti e, allo stesso tempo, riflette sul fragile confine che separa la volonta di possesso e l’amore. Ne Il cielo in gabbia siamo nel 1938, durante l’annessione austriaca al Reich Johannes Betzler è un adolescente timido, che subisce per anni la propaganda scolastica tanto da venire affascinato dalla figura del Fulhrer. Abbracciando l’ideale nazista, a diciassette anni entra a far parte della Gioventù hitleriana, fin quando un’esplosione, che lo sfigura, non lo costringe a ritirarsi.

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Un personaggio che a oggi può avere dell’incredibile, ma che non si discosta dalla realtà di quegli anni. Le cose cambiano quando, al ritorno nella sua casa a Vienna dai suoi genitori antinazisti, Johannes scopre che lì si nasconde Elsa, una giovane donna ebrea. Inizia così un gioco sadico e ossessivo di controllo e odio, di amore e ossessione.

                  

La scelta è tra fidarsi e non avere paura o non fidarsi e avere paura.

Un “gioco amoroso” fatto di brevi battute e lunghi silenzi, slanci d’affetto, dispetti e accese discussioni, fino a quando la guerra non finisce. Elsa non ha motivi per rimanere rinchiusa, ma Johannes è ormai schiavo della sua persona, e per questo non tentennerà nel decidere di non dire la verità sulla caduta del nazismo…

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Fonte articolo: Il Libraio